Culto dei morti: Cibo, storia e tradizioni...

Il 2 novembre è dedicato alla commemorazione dei defunti, delle persone a noi care e che non ci sono più.
La festa dei morti era venerata perché: “da i morti nasce la vita, come dai semi nasce il frutto”. 
Anni fa si credeva che nei semi delle fave nere si ritrovassero le lacrime dei trapassati.

In antichi testi greco-romani si parla di un tipo diverso di banchetto, un cibo che non sfama: ovvero indicava il fumo che saliva al cielo mentre si preparavano i cibi per i banchetti funebri. 

Il cibo dei morti

Nelle tradizioni italiane, il cibo dei morti era costituito da fave, fagioli e in generale da tutta la verdura a baccello. Questo perchè si credeva che queste piante, avendo il fusto privo di noduli, fossero un collegamento diretto tra la terra e l'aldilà.

Cibo e storia...

Anche nell’Antico Egitto il cibo si riuniva ad un rito funebre, infatti venivano preparati appositamente dei particolari piatti che venivano poi posti nella tomba del defunto, insieme alle sue cose accumulate in vita, affinché potesse condurre una vita uguale a quella che conduceva sulla Terra.
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In Grecia il cibo dei morti era il melograno. Nel mito di Persefone rapita da Ade il melograno è il cibo che i defunti mangiano nel Regno degli Inferi e perciò, dopo averlo mangiato, Persefone fu condannata a rimanere nell'oltretomba con Ade. 
Perchè proprio il melograno? Perché contiene molti significati: tagliandolo trasversalmente si può notare all’interno una stella perfetta formata dai suoi semi, che simboleggia un pentagramma e la conoscenza che esso rappresenta. 
Ancora oggi in Grecia si usa appendere melograni sulla porta di casa per propiziare buona fortuna e allontanare gli spiriti malvagi.                                          il melograno
Durante il Medioevo in quasi tutta l’Europa del Nord si preparava una torta chiamata “soul cake” (torta dell’anima). Questa torta consisteva in un pane dolce con uva sultanina o ribes. Per i bambini era tradizione fare “souling” cioè andare di porta in porta chiedendo un pezzo di torta e per ciascuna fetta si doveva pregare per l’anima di un defunto (una specie di dolcetto scherzetto moderno). 
In Messico è usanza preparare i Calaveras, dolcetti a forma di scheletri bianchi e decorati con molti colri, tipici  della festa dei morti. Una tradizione che vive tra sacro e profano e che mescola credenze cristiane e folklore. E' a queste credenze che Tim Burton si è ispirato per i suoi defunti-e-contenti nonchè protagonisti del cartone animato “La Sposa Cadavere”


Tradizioni italiane

In molte regioni d’Italia si preparano dei dolci tipici in occasione della commemorazione dei defunti.  
Le Fave dei Morti arrivano dalle fave che gli antichi bruciavano nei loro rituali. 
Poi ci sono le Ossa dei Morti, biscotti tipici della tradizione siciliana, veneta e piemontese, seppur preparate con differenti metodi. 
Davvero squisito è il Torrone dei Morti tipicamente partenopeo. 
Mentre il Pan dei Morti è invece un prodotto tipico lombardo. 
In Trentino si preparano i Cavalli, dolcetti a forma di cavallo. Si suppone che le origini di questo dolce siano legate all'antico culto della dea Epona (epos = cavallo), protettrice celto-romana dei cavalli e accompagnatrice dei morti nell'Aldilà.      what a wonderful world
In Puglia c'è il grano cotto, sempre dal sapore dolce che si ricollega ad antiche tradizioni: il grano era un elemento basilare nel culto dei morti perchè legato al concetto di vita - morte - rinascita. Il grano piantato era il morto che veniva sepolto, quando cresceva era la sua reincarnazione;  mentre il pane che si faceva con il resto del grano era il “corpo” da mangiare. 
Sempre in Puglia è tradizione preparare la colva, Clicca QUI per la ricetta, fatta con ingredienti che rappresentano significati simbolici: il grano è il corpo, il vincotto è ovviamente il sangue; il cedro è l'anima, il melograno rappresenta gli occhi, la noce il cervello, mentre il cioccolato è sinonimo di fertilità e di coniugazione sessuale.
In molte zone italiane, più diffuso al Sud, è tradizione apparecchiare la tavola con un posto in più riservato ai defunti. E' un segno di rispetto verso chi non c'è più, un modo per dimostrare che non ci si è dimenticati di loro. 
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