Responsabilità non colpa. È consapevolezza!

Il punto è non vergognarsi. In un mondo che esige la perfezione, con i modelli dettati dalla moda, dai mass media, le famiglie perfette, le mogli perfette, le mamme perfette, i figli perfetti. Un esempio? I  genitori che si indignano davanti all'insegnante quando esprime, osa giudicare il ragazzo  che non ottiene i risultati richiesti dal programma scolastico, o se addirittura non vince una gara...si puó incoraggiare il ragazzo a riprovare senza sentirsi per questo sconfitto, commisera rlo inneggiando alla ingiustizia, non porta a nulla, sarà pure un'ingiustizia, ma comunque le sconfitte fanno crescere, perché vissute nella maniera giusta attivano un potenziale che non si credeva di avere. C'è stato il coraggio di mettersi in gioco.  Solo chi sta fermo non sbaglia. Quindi i nostri cosiddetti errori riconosciuti ammessi. Smettendo di continuare ad infliggersi e a farsi infliggere, da chi paralizzato dal nuovo resta nello stesso schema, fa sentire protetti. Parlare "dall'alto del pulpito" va bene fin quando non si é provato per credere. Come ha detto Uno che ne sapeva davvero, e non sono cattolica ma lo ammiro molto...Chi é senza peccato scagli la prima pietra! Molto spesso la vergogna insieme alla paura ci paralizzano, ci si imbarazza a dire che siamo nei guai, come da bambini che temendo lo sguardo di chi ci accudiva, restavamo paralizzati pensando a ció che ci poteva succedere...rimproveri, reazioni indignate, quello sguardo giudicante...Tutto sommato forse non è cambiato molto, adesso per timore degli sguardi misti a stupore, commiserazione, giudizio; preferiamo non confessare l'inconfessabile. Perpetrando  inconsapevolmente, cosi lo stesso schema. Imprinting. Quindi la denuncia, come si evince dalla citazione del post, interrompe lo schema mentale, il programma impresso. La denuncia dell'errore è il reset, è il modo per far smettere i ricatti morali, in questo modo anche chi ci sta intorno non sentirà il peso del segreto...e capiremo anche da chi siamo circondati.  E i primi a non giudicarci saremo noi. E fintanto che ci giudichiamo saremo dei severi giudici, e chi lo nega è quello che ha ancora da incamminarsi nel percorso. Un proverbio indiano dice: Non puoi giudicare qualcuno se non hai camminato nei suoi mocassini per almeno tre lune.A proposito domani, 11 agosto 2018,  ci sarà un'altra eclissi solare. Contempliamola.


























indirizzo email: cestchic.ch@gmail.com

Crescere è : Sono connessa alla Terra col Cuore, Amo essere Qui, trovarmi Qui, quando Amo la Terra Amo anche la mia Bambina Interiore. Ecco l'Abbondanza di Amore ed Economica. Cosi è! (n.d.r.)©