Tradizioni italiche: La Colva

C'era una volta la tradizione di consumare cibi con alimenti tipici della stagione. 
C'era una volta la tradizione di farsi raccontare le storie dai nonni.
C'era una volta un po' di lentezza che ci permetteva di assaporare e gustare meglio non solo le pietanze ma anche i momenti di vita.
C'era una volta la calza dei morti che si preparava di nascosto dai bambini per poi fargliela trovare la mattina del giorno dei morti, come premio dai cari defunti per essere stati bravi; i quali non si erano dimenticati di noi e noi di loro. Inoltre il segno del loro passaggio. Anche se, sotto sotto nessuno ci credeva, neppure io da bambina; però comunque un regalo è sempre un piacere, e poi... perchè rovinare la leggenda?
C'era una volta La Colva, oggi sostituita da Dolcetto o scherzetto? anche in Puglia. E benché chi scrive si diverte pure con Halloween, Jack O'Lantern etc. Le tradizioni delle proprie radici servono ad aprirsi meglio al resto del mondo, con la consapevolezza di chi apprezza i sani sapori e principi. 
Pertanto signori miei ecco: 
La Colva, il dolce tipico della cultura popolare di Ognissanti e soprattutto alle radici biscegliesi e di diverse zone della Puglia.


Dolce della tradizione culinaria biscegliese, tipica del giorno dei morti. La Colva e' un dolce, che fa parte della tradizione Biscegliese, viene degustato il 2 Novembre, per la commemorazione dei defunti. Ma anche per tutto il mese di novembre essendo composta con i frutti tipici della stagione autunnale. La tradizione vuole che per ogni chicco di grano mangiato, viene liberata un' anima, aiutandola nel cammino dal Purgatorio al Paradiso.


Certamente la maggior parte dei Biscegliesi conosce la tradizione antichissima cristiana celata in questo "magico" piatto gustato nel mese di Novembre, mese dei defunti:  -ogni chicco di grano mangiato simboleggia una preghiera rivolta alla salvezza delle anime del Purgatorio-.
In realtà questo dolce ha origini ben più antiche e sicuramente pagane. Richiama molto, infatti, la Kòlluba (colliva) greca; piatto che non mancava mai nei banchetti in onore dei propri defunti.
La leggenda ellenica narra inoltre che questa pietanza venisse offerta a Dioniso ed Ermes come rito propiziatorio.
La colva racchiude in ogni suo singolo ingrediente un significato:
il chicco di grano che germogliando una volta messo sottoterra rappresenta la rinascita; il vincotto che richiama il vino versato dagli Etruschi sulle tombe dei propri cari ed infine e non ultimo la melagrana che è il simbolo della vita... e quindi dell'Abbondanza

Ingredienti per 6 persone
  • 400 gr di grano da cuocere
  • 120 gr di gherigli di noci
  • 120 gr di mandorle
  • 1/2 grappolo di uva bianca
  • 1 melagrana
  • cioccolato fondente a piacere
  • 1-2 cucchiani di cacao amaro
  • "vincotto"  a piacere (ovviamente di uva)

Il procedimento: mescolare il grano cotto a chicchi di melograna, mandorle e gherigli di noci appena tostati e sminuzzati, chicchi d'uva snocciolati, pezzetti di cioccolato fondente, una spolverata di cacao amaro, vincotto (uva) per amalgamare gli ingredienti (a piacere).
Un suggerimento: mangiarla in un paio di giorni e tenerla in un luogo fresco per evitare che il grano si indurisca.
Ps: ci sono anche altre variazioni, questa mi ricorda quella di mia nonna.


Simbologia e significato:
le mandorle = le ossa nude
la melagrana = il ritorno del corpo sulla terra
l'uva passa = la morte è un passaggio ad un'altra dimensione, è piü dolce pensarla cosi 
il grano = la resurrezione


 Noi che... Un'antica credenza popolare: Ogni chicco di grano mangiato rappresenta l'anima di un defunto salvato dal Purgatorio.

Curiosità: in Grecia durante le cerimonie funebri 
 viene preparato un dolce  simile
SI usa anche nella tradizione ortodossa, però viene messo il cioccolato, ed è chiamato coliva/κόλυβα.

🍇🍇🍇Il vincotto era prodotto sin dai tempi degli antichi Romani; essi usavano bollire il mosto d'uva per conservarlo in modo da poterlo meglio trasportare. I Romani usavano il vincotto come ingrediente per arricchire carni ed altri piatti e nelle torte come edulcorante; prima che venisse introdotto l'uso dello zucchero di canna veniva anche mischiato al miele. Usavano il vincotto anche diluito con acqua come una dolce bibita energetica, o come un "vino" romano fortemente inebriante. A seconda del modo di produzione ed il grado di riduzione lo chiamavano "defrutum possum" o "caroleum". Nel corso dei secoli, il vincotto si è sviluppato in differenti versioni di maggiore qualità e raffinatezza culinaria. E' essenzialmente il mosto di uve rosse portato a bollore; la preparazione richiede molte ore finché il mosto non si riduce del tutto e diventa denso. La sua consistenza è pregiata e fondamentale per addensare impasti disomogenei come quello della colva.


NB: la ricetta è tratta da un vecchio biglietto della nonna, le curiosità e altro da una ricerca territorio pugliese e web

Antiche tradizioni
In alcune case, vi è ancora l'usanza di lasciare la tavola imbandita la sera del primo novembre, prima di andare a coricarsi, acqua e vino (io ci aggiungo delle noci), che per la tradizione sono necessari ai defunti che possono dissetarsi nel loro lungo viaggio; sui balconi, poi, in molti lasciano un lumino votivo per ricordare la vittoria del bene contro il male, della vita contro la morte; ulteriormente diffusa è la consuetudine di commemorare i propri cari che non ci sono più con lumini posizionati al cospetto dei loro ritratti.

Storie d'altri tempi?! Forse! 
Io le definirei espressioni/testimonianze, della cultura e tradizioni italiche delle terre pugliesi.



Crescere è :Sono connessa alla Terra e all'Universo col Cuore,
 Amo essere Qui, trovarmi Qui, quando Amo la Terra Amo la mia Bambina Interiore. 
Ecco: io sono nell'Abbondanza d’Amore, Finanziaria ed Economica. Cosi è! (n.d.r.)©

guarda il video per vedere un'altra ricetta della colva

LA COLVA: AMORE DEDICATO  
Per far la "Colva", dolce prelibato,
occorre Amore e tempo dedicato;
con mandorle, noci e fine cioccolato
è per ogni bocca delizia del palato.

Con le migliori spezie, fatte per condire
dentro del vin cotto, è pronta per offrire
e il grano dei Defunti, gustato con sorriso,
manda Sante Anime, tutte in Paradiso.

È una tradizione che in pochi sanno far,
non è dolce che si può trovare al bar,
ma a condirlo ognuno l'ha imparato...
dalla madre o nonna...Amore dedicato
Nicola Ambrosino
scrittore e poeta biscegliese 
 
 
contatti

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Consigli pratici per il tuo albero di Natale...

Le festività più attese dell’anno non sarebbero così magiche senza il protagonista assoluto della casa: l’albero di Natale. È lui a regalare calore, luce e atmosfera, a far tornare tutti un po’ bambini, mentre lo si addobba insieme tra risate e profumo di dolci.

Oggi puoi scegliere tra una vasta gamma di alberi di Natale artificiali, perfetti per ogni esigenza di gusto, spazio e praticità. Se ami l’effetto realistico e vuoi un risultato duraturo nel tempo, l’albero artificiale è la soluzione ideale: mantiene intatta la sua bellezza anno dopo anno, senza rinunce alla magia natalizia.

Albero di Natale artificiale: ecco tutti i vantaggi

Perché scegliere un albero finto invece di uno vero?
L’albero naturale ha il suo fascino — soprattutto per il profumo — ma richiede cure continue e, una volta seccato, va smaltito. Quello artificiale, invece, è più economico, pratico e riutilizzabile. È facile da montare, da riporre e disponibile in mille varianti di forma e colore.

Il colore giusto per te

Verde classico – Perfetto per chi ama la tradizione. Le sfumature, dal verde chiaro al verde bosco, permettono di sbizzarrirti con gli addobbi e creare l’albero che più ti rappresenta.

Bianco effetto neve o fioccato – Ideale per un tocco elegante e luminoso. Questi alberi innevati sono già scenografici anche senza troppe decorazioni.

Semi addobbati – Con pigne, agrifogli e bacche colorate, sono pronti in pochi minuti: ti basteranno solo le luci per completare la magia.

👉QUI per una vasta selezione Amazon di alberi di Natale 

PVC o Polietilene (PE)?

Il materiale fa la differenza.
Gli alberi in PVC sono economici e resistenti, ma dall’aspetto meno realistico.
Quelli in polietilene (PE), invece, offrono l’effetto “real feel”: rami tridimensionali e aghi che sembrano veri. Esistono anche versioni miste, con rami esterni in PE e interni in PVC, per un perfetto equilibrio tra realismo e convenienza.

Folto è più bello!

Un albero ricco di rami appare più armonioso e realistico. Controlla sempre il numero di punte: maggiore è il numero, più l’albero sarà folto.
Suggerimento: scegli alberi con almeno 20 punte per centimetro d’altezza per un effetto pieno e naturale.

📏Le dimensioni contano!😂

Prima di acquistare, misura bene lo spazio a disposizione.
Lascia almeno 50 cm tra la punta e il soffitto e assicurati che l’albero non intralci il passaggio (per qualsiasi situazione: pulizie, bambini , emergenze).

Per spazi piccoli, opta per un mini o medium tree, più snello e facile da gestire: perfetto per ingressi, corridoi o angoli stretti.

🪵 La base: nascosta o in mostra?

Alcuni alberi hanno i rami che arrivano fino a terra, altri lasciano visibile la base.
Nel primo caso, l’effetto è scenografico; nel secondo, puoi divertirti a coprire il piedistallo con tessuti, carta colorata o neve artificiale, creando un angolo decorativo dove disporre i regali.

Il montaggio dell'albero di Natale

Gli alberi con innesto a baionetta offrono un effetto realistico ma richiedono più tempo per l’apertura dei rami.
Quelli con rami a ombrello si montano in pochi minuti e sono perfetti se vuoi praticità. Esistono anche versioni auto-montanti, che si aprono da sole una volta estratte dalla scatola.

Come addobbare l'albero di Natale
 

💡 Le luci di Natale: l’anima dell’albero

Le luci sono il cuore dell’atmosfera natalizia. Scegli il tono che preferisci — caldo per un effetto accogliente, freddo o multicolor per uno stile moderno — e abbina il filo al colore dei rami.

Ecco qualche riferimento utile:
  • Alberi fino a 120 cm → 180 LED (7,5 m)
  • Alberi di 150 cm → 300 LED (12,5 m)
  • Alberi di 180 cm → 300–1000 LED (18–20 m)
  • Alberi oltre 200 cm → 20–34 m di luci
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Le luci LED sono la scelta migliore: durano di più, non scaldano e consumano pochissimo.
 

Gli addobbi🎀


Gli addobbi natalizi per l’albero sono infiniti e variegati. Ecco alcuni consigli per un risultato armonioso:

Disposizione: Appendi gli addobbi in modo casuale, evitando linee rette orizzontali o verticali.
  • Dimensioni: Distribuisci gli addobbi di diverse dimensioni su tutta l'altezza dell'albero, senza seguire una regola rigida. Naturalmente non esistono regole, ma l'ideale sarebbe mantenere un certo equilibrio (Sui rami più alti o alberi piccoli, lascia spazio alla leggerezza: evita addobbi troppo grandi e lascia che l’albero respiri magia)🎄
  • Profondità: Colloca gli addobbi su tutta la lunghezza dei rami, non solo sulla punta, per sfruttare la profondità dell'albero.
  • Colori: Scegli i colori che preferisci, ma cerca di mantenere uno stile coerente. Io adoro il classico rosso e oro, con un leggero tocco di bianco e argento.
  • Mix di ornamenti: Combina palline con altri ornamenti come renne, fiocchi e fiori, ma senza esagerare.
  • Puntale: Per fissare il puntale in cima, usa una canna di plastica o un filo da elettricista per mantenerlo dritto.

Che sia grande o piccolo, realistico o innevato, l’importante è che il tuo albero di Natale rifletta la tua personalità e diffonda calore in ogni angolo di casa.
E ora tocca a te: come sarà il tuo albero quest’anno? 🎄


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Il cavolfiore

Cavolo 
È una pianta originaria dell'Europa (Brassica oleracea) che appartiene alla famiglia delle Brassicacee. Ne esistono vari tipi: cavolfiore, broccolo, cappuccio, verza, cavolini di Bruxelles, cavolo cinese, cavolo rapa. È un ortaggio per lo più invernale, ma ci sono anche cultivar estive. 
 
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Contrariamente a ciò che si crede comunemente, il cavolo è altamente digeribile e favorisce anche la digestione degli altri alimenti. Questa virtù. insieme a quella rimineralizzante e ricostituente del cervello. si deve alla ricchezza del cavolo in zolfo, arsenico. calcio, fosforo, rame e iodio. E, grazie al suo contenuto di vitamina Bl, è un efficace fattore di riequilibrio per il sistema nervoso centrale. Inoltre, grazie alla presenza di una particolare sostanza. il sulforafano, i cavoli sono considerati imbattibili anche per prevenire il tumore: molte ricerche recenti hanno dimostrato che il sulforafano riesce a eliminare i famigerati radicali liberi meglio di quanto non facciano molti altri antiossidanti. Infine, gli ultimissimi studi attribuiscono a questi ortaggi anche la capacità di proteggere la retina dall'invecchiamento. grazie al loro contenuto di luteina. 
🍵🍵🍵 se vi ritrovate in frigo un cavolo che avevate perso di vista, ma, ovviamente ancora buono e commestibile, niente paura. Della serie:"non si butta mai niente", specie se pensiamo e ringraziamo del cibo quotidiano; di seguito la ricetta di mia nonna con le mie rivisitazioni.
FRITTELLE DI CAVOLO (e non è una imprecazione)
cavolo lesso
pangrattato 80gr
farina 100gr
uova 2
olio di semi di girasole per la frittura
bevanda alla soia qb
sale qb
pepe qb
curcuma qb
noce moscata qb
Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola, aggiungere le uova dopo averle sbattute un po, tanto per amalgamare, mettere l'olio in una padella larga, portare appena ebollizione e versare, dosando il miscuglio, con un cucchiaio abbastanza grande; tanto da far venire frittelline 
come da foto

vi assicuro che il profumo in primis, e il sapore in secundis...superinvitanti...non ho resistito, mentre friggevo...ho gustato...hhmmmhhmm....BUON APPETITO!!!!🍵🍵🍵

TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE SUL CAVOLO 
Kca/100 g: 19 
Grassi: 0,1 g 
Proteine: 2.1 g 
Glucidi: 2.5 g 
Fibre: 2.6 g
Colesterolo: O 
Vitamine
(vit. B1) 0,06 mg: 
riboflavina (vit. B2) 0,04 mg; 
niacina (vit. B3) 0.60 mg: 
acido folico (vit. B9) 59,00 mcg: 
vit. A 19 mcg; 
vit. C 47 mg. 
Sali minerali: 
sodio 23 mg; 
potassio 260 mg; 
ferro 1,1 mg; 
calcio 60 mg; 
fosforo 29 mg; 
zinco 0,2 mg.
 
 


*L'ortaggio che protegge dai radicali liberi*

Che Cavolo Vuoi?
Ricette del Cavolo
€ 7.5
 CAVOLFIORE 
Utile contro il diabete. Ha meno antiossidanti rispetto agli altri cavoli, ma è molto utile per riequilibrare la glicemia nel sangue. Da portare in tavola 2-4 volte a settimana, quando è di stagione.
 VERZA 
Ricca di clorofilla antiossidante. Nel cavolo verza è stato trovato glutatione, una potente sostanza antiossidante che proteggel'organismo dagli effetti nocivi delle sostanze cencerogene e previene l'invecchiamento delle cellule. Da mangiare anche tutti i giorni!

CAVOLINI DI BRUXELLES

  
Ottimi per le donne, prevengono il tumore al seno
Le sostanze antiossidanti che contengono, intervengono nella produzione di ormoni dell'organismo, regolarizzandola.
Da portare in tavola 2-4 volte a settimana quando sono di stagione. 


 *Perché ti fa bene: è antinfiammatorio, antiossidante e depurativo. Il suo succo centrifugato è indicato in caso di acne, ascessi, artrosi e artriti, cistiti, emorroidi, infiammazioni delle vie aeree come faringiti, tonsilliti, laringiti, tracheiti, bronchiti, polmoniti e stanchezza generale.* 
 
                                                                                   🥦

 

 

Il Re Leone:simboli e curiosità

Il 1994 è stato un anno particolarmente produttivo per il cinema: basti pensare a Pulp fiction, Forrest Gump, Le ali della libertà, il postino, Vento di passioni, il corvo, True lies e molti altri! Tutti conoscono almeno una frase di questi celebri film! ma se vi chiedessi di pensare ad un film tratto da un'opera di William Shakespeare il primo a cui tutti pensereste sarebbe "Romeo e Giulietta", lo so!  eppure per chi come me è cresciuto nella magica epoca delle VHS Disney, ce n'è un altro! che avrete anzi abbiamo visto e rivisto decine di volte: eh si amici, perché "Il Re Leone" altro non è che la tragedia shakespeariana di Amleto. 

La tragedia Shakespeariana 

Analizziamola velocemente.
Amleto è la storia di un principe destinato al trono di Danimarca, la cui vita è segnata dalla morte del padre — sovrano del regno — assassinato dal fratello, che ne usurpa la corona e sposa la regina vedova.

Nel parallelismo Disney:
  • Simba è Amleto;
  • Mufasa, il padre defunto e saggio sovrano, è il corrispettivo del re;
  • Scar, lo zio traditore, è Claudio;
  • Sarabi, la madre di Simba, rappresenta Gertrude;
  • Timon e Pumbaa ricordano i cortigiani Rosencrantz e Guildenstern, che nella tragedia accompagnano Amleto e forniscono momenti di ironia e alleggerimento.
Cambia l’ambientazione, dal castello di Helsingor ai caldi colori della Savana, ma i ruoli restano pressoché invariati: le merlature del castello diventano la maestosa Rupe dei Re.

Come Amleto, anche Simba ritarda la sua vendetta, tormentato dal senso di colpa e dal dubbio. Nella sceneggiatura originale de Il Re Leone era prevista una scena in cui Scar cercava di fare di Nala la sua compagna, un chiaro riferimento al matrimonio tra Claudio e Gertrude. La sequenza fu eliminata poiché ritenuta inadatta al pubblico infantile, oltre che per la grande differenza d’età tra i due personaggi.


 Macbeth, Romeo e Giulietta e altri echi shakespeariani

Ma... un momento! Se osserviamo con attenzione, troviamo anche tracce di altri drammi di Shakespeare.
Il Re Leone contiene infatti elementi di Macbeth: la sete di potere, l’ambizione distruttiva e la caduta morale di chi desidera il trono a ogni costo.
Scar, inizialmente, non mira a uccidere Mufasa ma Simba: il suo primo tentativo — fallito grazie all’intervento di Mufasa — avviene nel cimitero degli elefanti. Solo dopo, spinto dall’avidità, decide di eliminare entrambi. È la stessa ambizione cieca che muove Macbeth e Lady Macbeth verso il regicidio.

E se ci spostiamo nel sequel, Il Re Leone II – Il regno di Simba, troviamo un’altra eco shakespeariana: la storia di Kiara e Kovu richiama direttamente Romeo e Giulietta. Due giovani amanti appartenenti a famiglie rivali, i leoni del regno di Simba e gli esiliati seguaci di Scar, cercano di superare l’odio ereditato dai genitori. Naturalmente, in pieno stile Disney, il finale è positivo: niente veleno o pugnali, ma riconciliazione, rinascita e tanti brani da cantare .

 Un film senza tempo

Il Re Leone è stato un successo straordinario nel 1994, capace di commuovere adulti e bambini, facendoci ridere con Hakuna Matata e piangere per la morte di Mufasa.
Una storia di crescita, perdita e riscatto: il bene trionfa, la vita si rinnova e la ruota del destino continua a girare.

Simbologia nei secoli 

Tuttavia, in mezzo a questo intreccio di amore, amicizia, intrighi e rinascita, c’è molto di più. Il Re Leone non è solo una storia strappalacrime, ma un film pregno di simbologia antica, che affonda le radici nelle culture del passato.

Il leone, simbolo del Sole

Nella simbologia egizia, il leone è emblema di forza e regalità, ma anche simbolo del Sole: la criniera richiama i raggi solari, e la costellazione del Leone segna il solstizio d’estate fin dai  babilonesi.
Nella mitologia greca, il Leone è legato alla figura di Eracle (Ercole), che sconfisse il Leone di Nemea, incarnazione della forza selvaggia.
Il titolo Re Leone, dunque, può essere letto anche come “Re Sole”, ossia principio di vita e di potere.

Il parallelo con la mitologia egizia

In chiave simbolica:
  • Mufasa rappresenta Osiride, dio della vita e della regalità;
  • Sarabi, la leonessa e madre, incarna Iside, dea della fertilità e della maternità;
  • Simba è Horus, il figlio destinato a vendicare il padre e riportare la luce;
  • Scar è Seth, dio del caos e dell’oscurità, geloso del fratello;
  • Rafiki, il saggio mandrillo, è assimilabile a Thot, dio della conoscenza e della saggezza.
La criniera scura di Scar, come le tonalità cupe che lo circondano, richiama il dominio delle tenebre e della distruzione portata dal caos di Seth.

L’alba del nuovo sole

Il film si apre con il battesimo del principino, Simba. Si sta festeggiando dunque la nascita del (nuovo) Sole.

Simba cresce e poco dopo, nuovamente al sorgere del Sole, sveglia suo padre per scoprire le terre del regno. Qui è presente un mini-dialogo tra Mufasa e Sarabi, che sicuramente ricorderete.
Sarabi: "Tuo figlio è sveglio"
Mufasa: “Lo sai che prima dell’alba è tuo figlio”.
  
si può leggere un riferimento al dualismo Sole–Luna (Iside e Osiride): la madre lunare domina la notte, il padre solare il giorno.
 
E poi il celebre discorso: “Guarda Simba, tutto ciò che è illuminato dal Sole è il nostro regno. Il periodo di reggenza di un re sorge e tramonta come il Sole. Un giorno, Simba, il Sole tramonterà su tuo padre e sorgerà con te, come nuovo re”. Mufasa spiega a Simba la successione al trono, la sua iniziazione e i confini del regno. È la lezione del ciclo eterno, il "Cerchio della vita": ogni regno, come il Sole, sorge e tramonta.

La morte di Mufasa

Tutti ricordiamo la straziante morte di Mufasa. Ma, a livello simbolico, il sacrificio del re serve a permettere la rinascita del figlio.
Nel mito egizio, Osiride viene ucciso da Seth, che lo rinchiude in un sarcofago e lo getta nel Nilo. Dopo la sua morte, Iside ne ritrova il corpo e, grazie ai suoi poteri, permette al figlio Horus (Simba) di nascere e crescere.
Simba, come Horus, si allontana dal regno, cresce lontano dal dolore e, una volta adulto, torna per riconquistare il trono e riportare la luce.

Guidato da Rafiki/Thot, ritrova la connessione spirituale con il padre attraverso l’acqua — specchio tra mondo terreno e ultraterreno — e in quel momento comprende grazie alle parole di Rafiki: “Lui vive in te.”

Critiche e processi 

Il film ha ricevuto diverse critiche a causa di presunti messaggi subliminali inseriti nel lungometraggio.
Tanto è vero che nel 2004, la Disney ha sborsato 70 milioni di dollari per porre fine ad un processo che la chiamava in causa per satanismo, distribuzione di immagini pornografiche ed istigazione alla cocaina, i quali emergevano attraverso uno sguardo attento dei loro film di animazione. Ed anche Il Re Leone è stato oggetto di tali accuse, tanto da finire nel mirino per una presunta scritta apparsa sul cielo stellato identificata da un bambino newyorchese di quattro anni. Scritta che secondo il fanciullo recitava SEX, smentita da Tom Sito, disegnatore e scrittore del film, il quale disse a gran voce di trattarsi di SFX, ossia effetti speciali
"Messaggi" non troppo adatti a dei bambini sarebbero presenti, secondo alcuni, anche nella locandina del film, in cui naso e fronte del leone rappresenterebbero, invece, il lato B di una donna.

Ci sono numerose analogie tra Il Re Leone e Kimba – Il leone bianco, l’anime tratto dal manga di Osamu Tezuka pubblicato dal 1950 al 1954. Tant'è che Matthew Broderick, voce originale di Simba, ha creduto per un attimo che stesse lavorando al remake della serie animata nipponica. La Disney, ancora oggi, smentisce il plagio sostenendo che tutte le somiglianze con il cartone giapponese sono puramente casuali.
 

Curiosità 

  • Luogo iconico è la Rupe dei Re, dove Mufasa annuncia la nascita di Simba e dove quest’ultimo alla fine del film affronta Scar. Il regista Roger Alles ha raccontato di un viaggio in Kenya che aveva l’obiettivo cogliere le atmosfere del Paese e renderle poi al meglio nel cartone, e ha spiegato che la Rupe dei Re non è un luogo preciso, è stata modellata utilizzando panorami diversi: “L’ha inventata un artista di Burbank” .
  • Come in moltissimi altri film della Disney, i disegnatori  hanno inserito il classico easter egg con il simbolo degli studios, ovvero Mickey Mouse. In una scena del cartone appare un piccolo scarabeo giallo che sul dorso ha la sagoma delle orecchie di Topolino .
  • Il team creativo ha condotto negli studi Disney leoni e cuccioli veri per studiarne i movimenti insieme all’esperto Jim Fowler, conduttore del programma televisivo Wild Kingdom.
  • Una delle scene più impegnative da realizzare fu quella degli gnu che corrono nel crepaccio, sequenza che culmina con la morte di Mufasa come conseguenza del diabolico piano di Scar per prendere il potere. Gli animatori ci misero quasi due anni a realizzare graficamente questo momento - lungo meno di tre minuti - uno dei più intensi e tesi del film.
  • Il compositore tedesco Hans Zimmer, in un primo momento, esitò all'idea di lavorare in un film d’animazione. Per fortuna, cambiò idea. Raccontò di essersi ispirato al sound africano e al maestro Ennio Morricone, in particolare, alla colonna sonora di C'era una volta in America.
  • Uno dei personaggi più amati de Il Re Leone è Rafiki, il consigliere di Mufasa. Inizialmente pensato per incarnare la figura del saggio, si è poi trasformato in un momento preciso:  “Penso sia stato quando eravamo a Londra a registrare e camminavamo per strada, Rob e Roger hanno visto questo senzatetto per strada che ballava con una specie di tazza davanti a sé e Roger ha detto ‘Ecco come dovrebbe essere Rafiki! Una cosa folle e piena di energia’”, ha raccontato il produttore Don Hahn .
  • La cicatrice sull’occhio sinistro del perfido zio è un omaggio a "Tony Montana" di Al Pacino in Scarface .

 Teorie

Nel film d'animazione uscito nel 1994, c'è un piccolo dettaglio che non sembra trovare spiegazione: che fine fa il corpo di Mufasa? Ci viene mostrata la sua morte, ma non che fine facciano i suoi resti; di recente un utente di TikTok ha formulato una teoria in merito, alquanto inquietante.
Scar che si è impadronito del Regno con la sua banda di iene mentre il consigliere di Mufasa, Zazu, è tenuto prigioniero all'interno della cassa toracica di resti scheletrici.
A un certo punto Scar, giocando con un teschio e "sfruttando" Zazu, canta la canzone delle noci di cocco. Cercando in rete, si scopre che il teschio mostrato nel film corrisponde a un teschio di leone e che, a quanto pare, gli unici animali reali che mangiano i leoni sono… i leoni stessi. Così giunge alla conclusione che il corpo di Mufasa sia stato mangiato nientemeno che da suo fratello.
 
Alla fine Simba ritorna alla rupe dei re, poiché come disse Mufasa "Tu sei mio figlio, e l'unico vero Re"...

Il Re Leone è dunque molto più di un capolavoro d’animazione: è una parabola universale sul ciclo della vita, un ponte tra Shakespeare e l’antico Egitto, tra tragedia e rinascita.
Un racconto che, a trent’anni dalla sua uscita, continua a insegnarci che il vero coraggio non è non avere paura, ma trovare la forza di tornare.
 
 
Purtroppo l'era del VHS è passata, ma credo che andrò a rivederlo per la 300esima (credo).
 
Con questo film probabilmente consacriamo ufficialmente la maratona film Disney di Natale
Ti aspetto ancora per altre interessanti novità
 
Il Re Leone
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